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La Storia

 

Al tempo di Guglielmo II il Normanno Bucciano, che apparteneva al vicino centro di Airola come Casale, fu feudo del conte Gionata di Caleno e verso la fine del XIII secolo, passò nelle mani di Martino Toccabove: già allora il casale di Bucciano doveva avere una certa fisionomia urbana, in quanto fu inserito nell'itinerario di visita che re Carlo D'Angiò tenne 13 marzo 1377. Quando fu feudo dei Carafa, Bucciano subì due violente incursioni: una prima volta Antonio Caldora da Colle Sannita prese d'assalto il casale e lo saccheggiò; una seconda volta, nel 1460, quando re Ferdinando pose l'assedio al villaggio e destituì la casata. In questa occasione la punizione fu esemplare: Bucciano venne messa a ferro e a fuoco e la popolazione del borgo venne decimata. (A memoria dell’infausta ricorrenza il vecchio stemma municipale riportava una scena del villaggio distrutto e avvinto dalle fiamme).Successivamente il feudo di Bucciano, con quello di Airola, cui apparteneva, passa ai Della Leonessa e, più tardi, al Caracciolo. Agli albori del XVIII secolo, il casale di Bucciano aveva già acquistato la fisionomia di un agglomerato urbano a sé stante, in quanto, nelle occasioni di visite, le autorità già si fermavano in zona, a segno di una prolifica presenza. Anche il papa Benedetto XIII rimase profondamente legato a Bucciano, per aver vissuto nel convento mariano di Taburno, tanto che nel 1726 l'Orsini ordinò di far piantare nel terreno del Fizzo una colonna di marmo grigiastro.

I resti ancor’oggi visibili(in località Valle) fanno azzardare l’ipotesi: che qui sorse il primo insediamento abitativo post-distruzione; ricostruito, in seguito alle due violente incursioni dianzi menzionate.Ipotesi avvallata  negli anni a  seguire dalla notizia di un censimento di Bucciano che faceva registrare solo otto fuochi . Il termine fuoco indicava un’edificio abitato, considerando che in ciascuno di essi vivevano in media otto persone,  possiamo affermare che la popolazione  era pari a 64 individui e ci ritroviamo nella stessa  epoca in cui si registra l’uso della vicina grotta di San Simeone, come luogo di culto, che non fa altro che rafforzare l’affermazione di partenza.